Assicurazioni
TFR e Fondi Pensione: pro e contro
Autore: Alessandro D'Aria
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Perchè può essere utile aderire a un fondo pensione?
In primis và sottolineato che la previdenza obbligatoria non sarà più in grado di garantire un trattamento pensionistico adeguato; quindi si rende necessario differenziare le forme di tutela previdenziale, integrando la pensione pubblica con una privata.
Mentre la prima ha dietro di sè soltanto delle promesse (sia pure garantite dallo Stato), la seconda si basa su risorse "vere" irrobustite coi rendimenti ottenuti.
In più nei fondi pensione il lavoratore potrà versare non solo il TFR e la propria quota di contribuzione, ma anche quella del datore di lavoro oltre a poter dedurre dal fisco più di 5.000 euro di versamenti ogni anno.
La gestione dei fondi è sufficientemente trasparente poichè La governance dei fondi collettivi è affidata per legge alle parti sociali, la gestione delle risorse a soggetti professionali tenuti ad attenersi alle convenzioni.
Inoltre, i fondi sono obbligati non solo a rispettare le leggi, ma anche le direttive ministeriali e della Covip (l'autorità di vigilanza).
I rendimenti dei fondi sono stati peggiori del TFR soltanto nei primi anni 2000, quando i mercati finanziari sono andati in crisi.
Nel medio e nel lungo periodo, tuttavia, i rendimenti dei fondi sono migliori di quelli del TFR che sono stabiliti dalla legge (il 75 per cento dell'inflazione più 1,5 punti).
Il lavoratore ha l'opportunità di aderire a un fondo o a qualunque forma di previdenza complementare, avvalendosi di una risorsa di cui è titolare, ma della quale altrimenti potrebbe disporre soltanto all'atto della risoluzione del rapporto.
Da un fondo si può uscire dopo due anni ed è consentito di ottenere, in caso di bisogno, anticipazioni della posizione individuale.
Spesso purtroppo capita che i giovani lavoratori non dispongano nè di un reddito sufficiente per finanziare l'iscrizione a un fondo nè del TFR che è un istituto riservato solo ai dipendenti.
Forse sarebbe stato utile venire incontro ai giovani precari consentendo loro una maggiore deducibilità fiscale (circa 7.000 euro l'anno) dei versamenti alla previdenza privata.
Nella nuova legge tuttavia non mancano i punti di criticità; soprattutto c'è una grave disparità di trattamento visto che chi tiene il TFR nella forma attuale potrà sempre cambiare idea; chi passa alla previdenza complementare, non potrà mai tornare sui suoi passi.
Poi ci sono altri elementi che destano non poco scetticismo.
Nei fondi pensione chiusi infatti piazzeranno i propri uomini (e donne) sia i sindacati sia le aziende.
Ma qui la concertazione non ha nessun fondamento: i soldi nei fondi spettano solo ai lavoratori che aderiscono.
Che cosa c'entrano i datori di lavoro? Nella sostanza per chi entra ora nel mondo del lavoro, rinunciare al TFR vuol dire non ricevere più la liquidazione nel momento in cui venisse licenziato: già questo è molto grave.
Per tutti significa che, all'età della pensione, almeno metà del capitale nel fondo sarà obbligatoriamente convertito in una rendita a condizioni decise da altri.
In ogni caso è prudente tenersi ben stretto il TFR finchè non esistono fondi che garantiscano il potere d'acquisto delle somme versate.
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